Venerdì sono andata al Casilino 900 nel pieno rispetto della comunità. Sono entrata insieme a Balo Cizmic, consigliere di Unirsi, una organizzazione di Rom per i Rom, e a Nigel Dickinson, che da dieci anni sta lavorando sulla questione Rom in Europa e nelle Americhe. Ci siamo accreditati ottenendo il favore del capo del campo. Il mio ruolo era marginale, e non quello della giornalista (in erba). Facevo da interprete a Nigel e ogni tanto interferivo nel suo lavoro, quando le bambine erano attirate dalla componente femminile della delegazione di gagè (cioè io) e si scambiava qualche parola.
Federica mi ha chiesto da dove vengo e che lingue parlo. Ha storto il naso quando le ho detto "Roma, ma vivo a Milano adesso". Poi però a ripreso coraggio, e mi ha chiesto "Parli la nostra lingua?". Ha iniziato a darmi pillole di conversazione in romanì, e insieme a una sorella o cugina ha iniziato a scrivere sul mio taccuino alcune frasi. Come ti chiami, come stai, cosa fai, da dove vieni. Dovevo andare, mi ha riconsegnato il taccuino, ho letto ad alta voce per sapere se la mia pronuncia fosse corretta. L'ultima frase che mi ha scritto era "andiamo via".
Da dove vieni, andiamo via. Federica si è fidata di me, anche se era titubante. E con questo involontario accostamento mi ha fatto capire, anche se celato dal sorriso suo e di Sara e di Aisha, una topolina con piccoli denti da latte bianchissimi, dritti e distanziati e i capelli biondi, lunghi e sparati fuori dal ciuffetto per tenerli al largo dagli occhi, che al Casilino 900 si vive nella paura del gagè.
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Ornella Sinigaglia at 15:54 |