La notizia che non c'è

Scorro annoiata (sic!) le
agenzie italiane: passano Ansa, Agi, AdnKronos, Asca, ogni tanto il Velino, Radiocor, Redattore Sociale, e
non c'è niente da leggere. E' iniziato il grande fratello 5, in Somalia c'è stato un incidente stradale nel quale hanno perso la vita 18 persone, in Iraq ci sono bombardamenti, non si sa ancora niente dei tanti ostaggi nelle mani dei terroristi fondamentalisti islamici...
Ma
perché nessuno parla di quello che succede davvero? Perché si confezionano notizie su quello che ha detto Tizio piuttosto che Caio, e che alla gente non interessa sapere?
Berlusconi ripete da aprile che presto le tasse saranno abbassate. Doveva essere da giugno (in piena campagna elettorale), poi si è rimandato a gennaio. Ovvio, l'anno fiscale deve chiudersi, prima di fare una riforma, ma almeno si potevano riempire le colonne dei giornali, dei quotidiani...
Non si parla della ricostruzione della democrazia in
Somalia, dove ci sono già stati problemi per la formazione del nuovo parlamento, o delle guerre in Africa, o ancora dei divari che si stanno allargando sempre più in Asia e in America Latina...
Ma anche negli Stati Uniti, vedevo oggi sul nuovo numero di
Internazionale, non se la passano così bene. A spiegarlo la foto di una
homeless con tanto di bandiera statunitense a mo' di bandana e cartello "please help me".
Manca il giornalismo d'assalto, mancano le inchieste, mancano i
reportages. Lo leggevo pure stamattina, su un divertente e interessante libro di Giovanni Valentini (che oltre a fare l'editorialista su
Repubblica, è anche docente a contratto nella mia facoltà e ospite fisso di
Zapping). Negli anni Settanta, quando nacque il "settimanale che esce ogni giorno", si poteva fare i watch-dog, oggi si rischiano 6-7 querele al mese, se vuoi dire un po' di verità.
Inni al cerchiobottismo. Disillusione. Un ambiente nel quale senza conoscenze e senza spinte è difficile entrare. Riuscirà
Rassegnata Stampa nell'ardua impresa?

Quando giro per i corridoi delle grandi redazioni penso che è un traguardo lontano e difficile. Vedi gente davvero capace e pensi che devi essere come loro, che devi imparare un sacco di cose ancora, e che dovrei migliorare un bel po' le lingue straniere.
Quando metto piede in facoltà, invece, mi sento un'eletta, un pundit. E così mi "viziano" i miei colleghi, che quando mi vedono mi dicono: «Ma non ti sei già laureata? Che ci fai qui?». Se si tasta il polso dell'ignoranza giovanile c'è da rabbrividire. E lo dice una che non ha avuto la canonica formazione classica, ma una persona che ha una gran voglia di imparare.
Tristezza. Sfogo.
...e in tutto ciò
l'host sul quale tenevo le immagini per il blog non permette più il remote linking! Dovrò cercarmene un altro. Altra registrazione online, altro giro, altro canale.