

. Enzo Baldoni se la sarebbe cercata, andando in Iraq a fare il free lance, secondo la combriccola del giornale "liberal".
A parte che andare a fare l'inviato di guerra è partire per il campo di battaglia ma senza armi convenzionali (le uniche armi sono quelle mediatiche, che certi terroristi arabi hanno imparato bene a sfruttare), dire che si tratta di ferie sconvolgenti riprendendo il titolo di un suo reportage è troppo. «Le mie vacanze col brivido» (il titolo del reportage) può essere un valido spunto per giocare sulle partenze intelligenti, sulle vacanze "culturali" e i carnai di sederi perizomati e lardominali pelosi delle spiagge in voga per l'estate 2004?
No, per favore. Preferisco vedere immagini cruente dai fronti di guerra piuttosto che i 5 servizi di fila sul Tg2 sulle vacanze degli italiani e sulla sindrome da ritorno al lavoro prossima per milioni di lavoratori.
Mi fa specie che un "collega" scriva così di un altro "collega". Chi è il cronista coraggioso di Libero che è partito per l'Iraq? Sarei curiosa di conoscere questo spericolato reporter che se le va a cercare...
A mo' di appunto copio qui l'articolo di Attilio Bolzoni sui rischi e i pericoli del mestiere, ricordando il libro di Mimmo Càndito sul giornalismo di guerra e tutti i grandi cronisti che ne hanno parlato. Un saluto anche a Pino Scaccia, che mai leggerà questo blog dall'Iraq ma che con mio grande stupore ha risposto alla mia email di complimenti al suo lavoro 24h su 24.
La Corea del Nord accusa Seoul di rapire i suoi cittadini e di compiere atti terroristici. E' quanto ha detto un portavoce del regime di Pyongyang in seguito all'arrivo in Corea del Sud di circa 450 rifugiati, giunti nel paese attraversando prima la Cina e poi probabilmente il Vietnam.
I rifugiati sono stati interrogati a lungo per scoprire se tra loro si nascondessero spie, e presto saranno sottoposti a corsi per adattarsi allo stile di vita del paese.
E' proprio sulla ricchezza nucleare della Corea del Nord che l'Occidente non ha dubbi. Ma su quella alimentare l'Onu e molte altre Ong smentiscono quanto il regime vuole far credere al popolo. Sebbene anche Pyongyang abbia ammesso che la situazione della popolazione è critica e abbia previsto, nel 1997, un piano per incrementare la produzione di grano, oltre 6 milioni di persone sopravvivono grazie agli aiuti internazionali che l'Onu conduce su parte del territorio nazionale. Ma molte zone non possono essere raggiunte, il governo centrale lo impedisce perché si tratta di distretti nucleari.

La cerimonia si è tenuta nella capitale del Kenia per motivi di sicurezza e perché secondo gli organizzatori a Mogadiscio non c'era una sede appropriata.
A queste difficoltà si aggiungono le spinte autonomiste del Somaliland e del Puntland. Il Somaliland ha proclamato la sua indipendenza da Mogadiscio nel 1991, ma la dichiarazione non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale.
