Non mi viene facile scrivere un post che non sia un minimo 'giornalistico', eppure lo sto facendo. Perche' e' davvero troppo tempo che non scrivo su queste pagine virtuali, e allora un po' di contatto con gli sporadici lettori che passano di qua mi mancano.
Gli argomenti non mi mancano di certo... l'ultima notizia che ho letto riguarda il Daghestan, regione remota per le maggiori testate giornalistiche: in un raid russo sono morte sei persone. Il raid e' avvenuto in una citta' vicina al confine con la Cecenia, stato che da tempo lotta per rendersi indipendente dalla Russia.
Tutto il Caucaso e' una zona "calda", della quale si parla molto poco. Sulla
Cecenia ci arrivano maggiori aggiornamenti rispetto agli altri paesi dell'area. Ma
perche' non si parla di Cecenia e di Caucaso?
Petrolio, fondamentalismo islamico, terrorismo: se ne parla poco riferendosi alla Cecenia, stato caucasico che da oltre dieci anni tenta di liberarsi dal
giogo di Mosca.
Per quanto infatti il Cremlino cerchi di far passare il conflitto come l’ennesima guerra al terrorismo, la situazione del paese caucasico è pressoché taciuta. La
ricchezza della regione cecena e l’importanza strategica della Russia nel mercato mondiale fanno della questione una spina nel fianco dell’Europa, che tace sulla politica dell’ex-Urss un po’ come fece dieci anni fa per la vicina Jugoslavia.
Gli "interessi della discordia" sono geopolitici: la Cecenia è un paese ricco di materie prime, tra tutte il petrolio, e costituisce un passaggio obbligato per la pipeline che la collega al Mediterraneo. Tutta
la regione caucasica costituisce una riserva importante per la grande madre Russia, che teme secessioni a catena in un’area dove la rivendicazione delle origini musulmane alimenta gli scontri.
Per mantenere il controllo sulla Cecenia il Cremlino ricorre anche alla
violazione dei diritti umani: lo riferiscono Amnesty International e Human Rights Watch, che denunciano stupri, torture, esecuzioni extragiudiziali.
Anche il
Parlamento Europeo ha la sua responsabilità nella questione, visto che nella sessione del gennaio 2003 ha bocciato una bozza di risoluzione sulla situazione cecena. Il documento presentato dagli europarlamentari radicali auspicava una forte partecipazione dell’Unione ai negoziati tra Putin e il leader ceceno Maskhadov e chiedeva ai 15 di ospitare 200.000 profughi.
Neanche il
vertice UE-Russia del novembre 2003 è riuscito a trovare una soluzione per la Cecenia. Il faccia a faccia Putin-Berlusconi è ricordato più che altro per la gaffe del presidente di turno del Consiglio europeo, che aveva dimostrato di appoggiare la posizione del governo russo sulla violazione sistematica dei diritti umani in Cecenia.
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